Cassazione: progressione di Carriera riconosciuta ai precari

E’ valutabile, ai fini della carriera, il servizio prestato con contratti a tempo determinato prima dell’immissione in ruolo

Decisione:

con sentenza n. 486/2015, pubblicata in data 6 maggio 2015, la Corte d’Appello di Bari accoglieva l’impugnazione proposta da una docente di educazione musicale, nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Centro Sevizi Amministrativi di Foggia e, in riforma della decisione del Tribunale di Foggia, dichiarava il diritto dell’appellante al riconoscimento degli scatti biennali non goduti ex art. 53 I. n. 312/1980 dall’a.s. 1980-81 per i servizi pre-ruolo prestati fino all’entrata in ruolo (a.s. 1989-90) e per l’effetto condannava il Miur al pagamento delle differenze maturate a tale titolo oltre accessori come per legge;

riteneva che non vi fosse luogo al riconoscimento dell’anzianità a fini giuridici, in quanto la domanda come formulata ‘appariva del tutto generica, priva dell’indicazione dei risultati concreti che si intendeva realizzare, sì da non potersi ritenere configurato ed individuato un interesse concreto ed attuale in ordine al petitum articolato;

Per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso la Docente, affidando l’impugnazione ad un articolato motivo;

il Miur e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia – Ambito territoriale di Foggia (ex Centro Servizi Amministrativi) non hanno svolto attività difensiva;

la ricorrente ha depositato memoria.

Considerato che: con l’unico articolato motivo la ricorrente denuncia violazione e erronea applicazione di legge, art. 44, terzo comma, I. 270/1982, art. 3 d.l. n. 370/1980 e art. 53 I. 312/1980, art. 3 d.l. n. 370/1970 conv. in I. n. 576/1970, art. 132 n. 4 cod. proc. civ. e 414 cod. proc. civ. in relazione all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ. nonché omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360, n. 5, cod. proc. civ.;

la ricorrente lamenta, in sostanza, la declaratoria di genericità della domanda intesa al riconoscimento dell’anzianità di servizio per lo stesso periodo per il quale vi era stata la domanda di condanna al pagamento degli scatti biennali (invece riconosciuta), deducendo che l’interesse a fondamento delle due pretese era sempre quello di ottenere la ricostruzione della carriera per un aumento della retribuzione in proiezione di un aumento del trattamento pensionistico;

deduce la Docente che tale risultato era ben noto ed era implicito nel petitum articolato; richiama, infine, un precedente della stessa Corte territoriale che, in analoga controversia, aveva invece dichiarato il diritto dei ricorrenti anche al riconoscimento, ai fini giuridici, del periodo di insegnamento pre-ruolo;

la Corte di merito, come sopra indicato, ha dichiarato, in pratica, inammissibile la domanda diretta al riconoscimento della anzianità ai fini giuridici perché la formulazione appariva “del tutto generica, priva com’è dell’indicazione dei risultati concreti che l’istante intende realizzare, sì da non poter essere configurato ed individuato dalla Corte un interesse concreto ed attuale in ordine al petitum articolato”;

ritiene il Collegio che con l’articolata doglianza si sia voluta censurare l’erroneità dell’assunto della Corte proprio in ordine alla ritenuta necessità della sussistenza e prospettazione dell’interesse su una parte della domanda (riconoscimento del servizio pre-ruolo ai fini dell’anzianità di servizio) connessa all’altra, valutata invece fondata, del riconoscimento del servizio pre-ruolo ai fini dell’ottenimento degli scatti biennali ex art. 53 legge n. 312 del 1980, veicolando, quindi, una lesione delle disposizioni in tema di rapporti tra interesse ad agire e petitum e della loro necessaria esplicitazione nell’atto introduttivo del giudizio;

il ricorso, così impostata la materia dell’impugnazione, è meritevole di accoglimento; al riguardo va precisato che la specificazione dell’interesse, quale risultato concreto ed attuale che la parte intende conseguire, non rappresenta un requisito formale della domanda, ma costituisce un presupposto della stessa ed è ravvisabile nella necessità di accertare una situazione giuridica controversa e nella esigenza di ottenere un risultato giuridicamente apprezzabile e non conseguibile senza l’intervento del giudice (in termini Cass. 24 gennaio 2019, n. 2057);

per la sussistenza dell’interesse ad agire non si richiede alcuna indagine sulla fondatezza della pretesa, la quale attiene al merito della domanda; la sua esistenza si determina in ‘ base al vantaggio che si spera di conseguire con l’azione proposta ed è, quindi, sufficiente un utile sperabile (v. Cass. 23 novembre 1990, n. 11319; Cass. 28 ottobre 1993, n. 10708);

i suddetti profili, a parere del Collegio, erano presenti nella stessa prospettazione dell’originaria domanda, come riportata alle pagg. 2 e 3 della gravata sentenza, di talché non appare condivisibile la conclusione della Corte territoriale, che ha ritenuto assente l’indicazione degli interessi concreti in riferimento all’azionato petitum, essendo invece insito, nella formulazione di tutto l’impianto costituente la pretesa giudiziale, il vantaggio simmetrico che la parte, nell’ambito di un rapporto lavorativo a tempo indeterminato in essere di docente, avrebbe voluto conseguire, oltre ai vantaggi economici relativi all’ottenimento degli scatti biennali ex art. 53 legge n. 312 del 1980, con il riconoscimento di un pregresso servizio pre-ruolo valido ai fini giuridici: una maggiore anzianità di servizio ai fini giuridici, infatti, a titolo meramente esemplificativo, incide di per sé e razionalmente sulla quantificazione della retribuzione spettante al dipendente nonché sul calcolo della futura pensione con il sistema contributivo, senza che sia indispensabile una chiara e diretta specificazione sul punto;

alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve essere, pertanto, accolto e la sentenza impugnata deve essere in parte qua cassata con rinvio, per un nuovo esame sul capo sopra specificato della domanda della Ricorrente, alla Corte di appello di Bari, in diversa composizione, che si atterrà ai principi sopra indicati e provvederà alla determinazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia anche sulle spese del giudizio di legittimità alla Corte di appello di Bari, in diversa composizione. Così deciso in Roma nella Adunanza camerale dell’il aprile 2019.

da: http://www.italgiure.giustizia.it

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